venerdì 16 aprile 2010

Afterhours - Petruzzelli 15 Aprile

Da dove iniziare?
Forse proprio dal luogo, il celebrato Teatro Petruzzelli da pochi mesi ricostruito e riconsegnato alla città di Bari.
Sulla scelta di aprirlo alla più nota band indie dello stivale molti avevano storto il naso ed in effetti il contrasto tra lo stridere della chitarra elettrica e l'eleganza del foyer e delle decorazioni è immediatamente percepibile; quello di ieri però non era un semplice concerto, ma l'immersione in un intero mondo: quello di Manuel Agnelli e degli Afterhours. Tutto il tour ha visto il gruppo affiancarsi a vari ospiti (musicisti, attori e perfino ballerini) e per la data di Bari (ultima) oltre agli annunciati Gnu Quartet e Antonio Rezza si è unito anche Vasco Brondi al secolo Le Luci della Centrale Elettrica.

Dopo essere (io e Livido) partiti da Matera con l'accademico quarto d'ora di ritardo, aver attraversato in lungo e largo Carrassi sotto la pioggia per raccogliere le nostre due amiche ed aver infranto almeno un paio di volte l'intero codice della strada riusciamo a sederci proprio nel momento in cui Manuel Agnelli fa il suo ingresso in scena; per una oscura, ed ancora ignara, ragione eravamo convinti che il sipario fosse previsto per le 21.30, fortuna ha voluto che non ci siamo persi nulla.
Seduti al VI Ordine, di fronte al palco, ma nella più classica posizione da piccionaia. In pratica soltanto alzandoci in piedi e levando le braccia al cielo toccavamo il soffitto del Petruzzelli (non la cupola sia chiaro) e le bocchette antincendio. Devo dire che ho avuto la tentazione di verificare se ora funzionano per bene :)
Subito si capisce che la serata non sarà il loro classico concerto. Manuel Agnelli esegue 2 letture (immagino tratte dal suo libro), la prima solo voce e la seconda con sottofondo musicale; devo ammettere che questa è stata la parte più debole dello spettacolo, anche per la sua tendenza a mangiarsi le parole nelle fasi più concitate della narrazione.

Ma poi gli After iniziano a suonare e tutto cambia.
Tarantella all'inazione, con la presenza di Vera Di Lecce de I nidi D'Arac e quasi senza soluzione di continuità partono gli altri pezzi, le schitarrate elettriche mai sentite così bene (allora è vero che l'acustica di un teatro lirico è migliore :P), la morbidezza del quartetto d'archi, i giochi di luce, il grande telo sul quale vengono proiettate le video installazioni mentre il gruppo continua ad esibirsi, il gioco di ombre che fa sembrare Agnelli un gigante e l'ingresso sul palco di Vasco Brondi con il suo rimescolare estratti dei suoi brani in un unico pezzo.

Il pubblico sembra quasi trattenere il fiato ogni volta che la musica si interrompe, l'aria è sensibilmente molto carica (oltre che terribilmende umida), ma poi il ritmo rallenta, il pubblico riprende fiato e Manuel torna a leggere un brano propedeutico all'esecuzione di Ballata per la mia piccola iena.
Quindi ritorna in scena Vasco ed esegue una struggente Oceano di Gomma e anche gli After tornano a pestare duro con Varanasi Baby.
Una splendida esecuzione solo piano ed archi di Pelle e Ritorno a casa chiudono la prima parte della serata.

Dopo circa 10 minuti le luci si spengono e Manuel, solo al centro del palco davanti ad un telo aperto, inizia a suonare Il Paese è reale. A metà canzone il telo si chiude e entra in scena Antonio Rezza.
Dopo un suo primo sketch, Manuel riprende dal punto in cui si era interrotto e poi si fa da parte lasciando la scena a Rezza che per oltre 20 minuti diverte, mostrandosi padrone totale dell'attenzione del pubblico. Personalmente non lo conoscevo, Paola mi aveva assicurato che non mi sarei pentito della sua presenza e devo dire che aveva perfettamente ragione.
Quindi ritornano gli Afterhours, cantano altri 5 pezzi tra cui una cover di Spirit Ditch degli Sparklehorse, una splendida Vedova Bianca, una chiusura da brividi con Il mio ruolo ed un congedarsi uno alla volta dal pubblico in teatro dei componenti del gruppo; l'orologio dice 23.50, oltre 2 ore e mezza di spettacolo volate in un amen.

I pareri raccolti alla fine sono discordanti, da un lato la sensazione di essersi dovuti reinventare per un palcoscenico così prestigioso e di non essere riusciti a pieno nell'intento. Dall'altro gli arrangiamenti con gli archi, il piano, i tanti ospiti ed una cornice da brivido a sostegno di un tentativo sicuramente ambizioso di reinventare la propria produzione musicale ed io non ho fatica ad ammettere di essere rimasto estasiato da tutto o quasi :)
Non c'è song of the day, ma una intera scaletta ;-)
  • Tarantella all'inazione
  • Tutto fa un po' male
  • Musicita contabile
  • Posso avere il tuo deserto?
  • Simbiosi
  • Vasco Brondi, sulla base di "La lotta armata al Bar" un pezzo nuovo ed allo stesso tempo un sunto di tanti suoi scritti (almeno credo, in quel momento avevo semplicemente la salivazione a mille)
  • Senza finestra
  • Icebox
  • 1.9.9.6
  • Ballata per la mia piccola iena
  • Oceano di gomma (eseguita da Vasco Brondi)
  • Punto g
  • Varanasi Baby
  • Pelle
  • Ritorno a casa
  • Il Paese è reale (intervallata da un siparietto di Rezza)
  • La vedova bianca
  • Spirit Ditch (cover degli Sparklehorse ed omaggio al loro cantante scomparo circa 2 settimane fa)
  • È solo febbre
  • Il mio ruolo
Particolare del Petruzzelli, per gentile concessione di Marco

Marcello

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10 commenti:

Marco ha detto...

D'accordo con te su tutto Marcello, compresa la debolezza dell'inizio che, non ti nascondo, mi ha preoccupato tantissimo per il proseguo dell'esibizione. E' stata indubbiamente una serata a cui non dovevamo mancare..Rezza strepitoso.
Il mio momento preferito la versione di "Posso avere il tuo deserto?", canzone che adoro.
Brondi su "Oceano.." a me è piaciuto davvero tanto.
Poi l'acustica...bellissimo! Dopo aver dovuto subire il suono scandaloso dell'H25 per Il Teatro degli Orrori, mi sembrava di sognare!
:-)

Ataru ha detto...

Il mio momento più alto è stato "La vedova bianca" e "Pelle", ma purtroppo le mie preferite (Quello che non c'è, Non è per sempre, Rapace e Strategie) sono rimaste fuori dal concerto.

Nonostante questo, assolutamente contento di esserci stato :)

Marco ha detto...

vero! splendide le esecuzioni dei pezzi che hai nominato. Naturalmente anche le mie preferite sono rimaste fuori: Veleno, Male di Miele, Sui giovani d'oggi..ecc.
Ma va bene così!!

P.s.: correggi il titolo che nell'entusiasmo hai scritto Aferhours!! :-D

annina ha detto...

come rosico...

Anonimo ha detto...

che nervi, solo a me non sono piaciuti?? li ho visti a milano, a marzo. premetto che è da 5 anni che li vedo almeno due volte all'anno. e non ho trovato niente di speciale o di sorprendente. arrangiamenti già sentiti, schitarrate stranote, insomma, immaginavo un po'di riecerca ed elaborazione, invece niente. poi manuel non conosce la lettura teatrale. anche i pezzi di rezza, visti e stravisti, gli after ci si sono infilati dentro, ma le battute erano vecchie. lo sketch sulla "puttanella" l'avevo visto a teatro due settimane prima. insomma. tutta questa messa in scena mi è sembrata una roba ruffiana e ammicante e niente di più. poi loro sono bravi e dal vivo spaccano, come sempre. ma mi hanno estorto 30 euro per vedere a teatro ciò che al leoncavallo avrei visto a 5 euro, birra inclusa.
ahhhh il marketing!!
eccheccazzo, sono indignata. manuel, hai toppato.

Anonimo ha detto...

ahh sono paola!

Marco ha detto...

scusa Paola, ma a Milano non c'erano anche gli GNU? mi riesce davvero difficile pensare ad arrangiamenti già sentiti, a Bari hanno stravolto le cose in maniera incredibile! Per il resto sono più o meno d'accordo con te, però, per quanto riguarda il già visto di Rezza...beh, anche io lo avevo già visto, ma credo che l'80% delle persone a teatro non lo conoscevano assolutamente, quindi, ben venga!
L'ultima cosa sul costo. Al Petruzzelli ho pagato 44€ (ahimè..) ma devo ammettere, dopo centinaia di concerti, di non aver mai sentito così bene una chitarra elettrica ;-)

Ataru ha detto...

@Piola,
non c'era bisogno ti presentassi :)

Sicuramente tra le nostre 2 percezioni di uno spettacolo molto simile (stessi ospiti, però noi avevamo Brondi e voi la Pandolfi :P) pesa il tuo conoscerli molto di più dal vivo e come sai io non avevo mai visto Rezza e anche questa è stata una gradita scoperta.

Sulle letture ti do assolutamente ragione, ma per fortuna queste si sono concentrate all'inizio (2) e poi un'altra di introduzione a Piccola Iena.

Leggendo una recensione http://ciocco72.blogspot.com/2010/03/afterhours-teatro-smeraldo-milano-16.html su altro blog credo anche che a Bari abbiano suonato di più che allo Smeraldo.

Poi 2 parole sul teatro, sarà il mio essere mezzo barese, ma il Petruzzelli aggiungeva quel qualcosa in più; ti assicuro che la nitidezza del suono era incredibile o forse la mia era mera suggestione, non lo escludo mica :P

Però sugli arrangiamenti non ti seguo. A Bari grandissimo spazio hanno avuto il quartetto d'archi e il pianoforte, al Leoncavallo dubito che gli strumenti sul palco siano gli stessi.

Vabbè, un bacione e a risentirci live a prestissimo!!!

Anonimo ha detto...

avevo lasciato un commento ma mi sa che è morto nell'etere...
maria

Anonimo ha detto...

Marco, gli Gnu c'erano, ma sono tristemente passati in secondo piano, spodestati dalla pandolfi che suonava la batteria (come io suono le pentole).
sulla qualità non discuto, come ho detto, dal vivo sono superbi. ma, come dire, l'impressione è che sia mancato qualcosa che facesse la differenza: hanno voluto mettere insieme tante cose, ma non c'è stato quel pizzico di elaborazione che avrebbe dato armonia al tutto.
ecco.
comunque è vero, al leoncavallo si sente una merda:-)
però lo smeraldo è da fighetti forte.
cribbio, non mi accontento mai.