domenica 15 novembre 2009

Keep running

Questa clip realizzata per Nike da James Jarvis* è semplicemente perfetta.

Onwards from AKQA on Vimeo

C'è tutto quello che vuol dire correre, fosse solo per una mezz'ora intorno all'isolato: lo stretching all'inizio, i primi passi quasi controvoglia e con la faccia di chi si chiede perché torturarsi, la salita che sembra non finire mai e la sensazione di ali ai piedi quando l'ascesa lascia spazio alla discesa (e lo sai che quell'incedere veloce lo pagherai con gli interessi, ah se lo sai), l'abbaiare dei cani, il tuo istintivo sobbalzare di paura e la pioggia prima fastidiosa poi piacevole compagnia.
A dire il vero qualcosa che manca c'è.
Non c'è il rumore dei tuoi passi cadenzato e pesante come quello di un elefante (parlo per il sottoscritto ovviamente), il pulsare energico del tuo cuore che sale di giri, i primi freddi che ti sferzano le guancie e il respiro che si fa condensa, ma sopratutto manca la meravigliosa sensazione che sa regalarti prima una doccia calda, poi una fetta di pane e Nutella steso di fianco al camino ed un grosso grasso sorriso sul volto; altro che palestra!

Song of the day: Gus Black - Long Beach (It's a miracle)
Purtroppo si sente malissimo, ma è un cantautore straordinario. Se non lo conoscete vi consiglio di diventare suoi fan su facebook se non altro per poter ascoltare le sue canzoni in ottima qualità ;-)

Marcello


*Curiosità, Jarvis è un vero runner con un primato personale sulla maratona di 2:35:34, complimentoni!


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domenica 8 novembre 2009

La morte non è niente,
noi siamo andati semplicemente nella stanza accanto.
Noi siamo noi, voi siete voi:
per voi noi saremo sempre ciò che siamo stati.
Dateci il nome che ci avete sempre dato,
parlateci come avete sempre fatto.
Continuate a ridere di ciò che ci ha fatto sempre ridere.
Pregate, sorridete, pensate a noi.
Che il nostro nome sia pronunciato in casa
com'è sempre accaduto.
Il senso della vita è sempre lo stesso.
Il filo non si è interrotto.
Perchè dovremmo essere fuori dai vostri pensieri semplicemente perchè siamo
fuori dalla vostra vita?
Noi non siamo lontani,
siamo solamente dall'altro lato della strada.

S.Agostino

giovedì 15 ottobre 2009

Hasta la victoria Dieguito/3


E finisce così; con Diego urlante di gioia prima e in lacrime tra le braccia di Bilardo poi, scena già vista, ma allora Diego aveva il 10 sulle spalle, e i giocatori argentini a saltare e cantare in un Centenario che va rapidamente svuotandosi.
Probabilmente finisce anche l'avventura di Maradona sulla panchina dell'albiceleste, pubblico e critica gli sono contro e il campo finora ha parlato fin troppo chiaro.
Finisce con un'Argentina che ha giocato una partita cattiva, fatta di intimidazioni, falli e provocazioni; in una parola sudamericana.
In campo alla fine c'erano 5 difensori, 4 centrocampisti e Messi (e poi Tevez) da solo in attacco; uno spettacolo misero.
Finisce con Monzon, Bolatti, Jonas Gutierrez, Schiavi, Veron e Demichelis in campo tutti insieme, scena da immortalare e conservare perché tutti insieme con quella maglia mi sa che non li rivedremo mai più.

Song of the day: Ramones - I don't want to grow up

Marcello

P.S. Per chi se lo fosse perso ecco il gol di San Palermo (come ormai tutti lo chiamano) contro il Perù all'ultimo minuto sabato scorso; nell'esultanza di Maradona in tuffo sull'erba zuppa sotto una pioggia torrenziale c'è tutto quello che non dovrebbe essere un allenatore :)





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venerdì 18 settembre 2009

Alan Moore dixit

*[...]Ora siamo nel 1988, Margaret Thatcher sta iniziando il suo terzo incarico di governo e parla fiduciosa di un'ininterrotta leadership dei Conservatori fino al prossimo secolo. Mia figlia minore ha sette anni e i tabloid stanno diffondendo l'idea di campi di concentramento per le persone malate di AIDS. La nuova polizia antisommossa indossa visiere nere, proprio come i loro cavalli, e sul tettuccio dei loro cellulari sono montate videocamere ruotanti.
Il governo ha espresso il desiderio di estirpare l'omosessualità, persino come concetto astratto, e si possono solo fare ipotesi su quale sia la prossima minoranza contro cui si legifererà. Penso di prendere la mia famiglia e andarmene via da questo paese,, prima o poi, entro un paio di anni. E' diventato freddo e cattivo e non mi piace più.
Buonanotte, Inghilterra. Buonanotte, BBC e V di Vittoria.

Alan Moore
Northampton, marzo 1988



*Estratto della introduzione al primo numero della serie di V for Vendetta edita dalla DC Comics.

Song of the day: The Killers - Mr Brightside

Marcello


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venerdì 11 settembre 2009

Hasta la victoria Dieguito/2

Undici mesi fa celebravo la nomina di Maradona a ct dell'Argentina.
Sembrava la perfetta sceneggiatura di un kolossal hollywoodiano: il più grande mito vivente (e non) di una nazione che dopo aver intessuto un proficuo rapporto con l'autodistruzione trovava le forze per tirarsi fuori dal tunnel e riportare l'Argentina sul tetto del mondo calcistico guidando dalla panchina l'unico suo erede degno di paragone (Messi), in coppia con il genero (Aguero); un intreccio di talenti e rapporti familiari da commuovere anche il cuore più duro.

Ma la realtà non segue mai il copione più bello e i primi undici mesi della gestione Maradona vanno catalogati sotto la voce "disastri".
Scoppole pesantissime dall'odiato Brasile e un attuale quinto posto (a 2 partite dalla fine del girone) che significherebbe spareggio con una squadra centrocamericana.
Probabilmente anche solo la vittoria in casa contro l'ormai ultimissimo Perù basterà a regalare alla Seleccion almeno lo spareggio comodo contro Costarica o Honduras, ma Dio non voglia che succeda l'impensabile o che il Venezuela venga omaggiato di due impronosticabili vittorie contro le ormai qualificate Paraguay e Brasile.
Perché in Sud America le leggende parlano di premi a vincere, regali di qualsivoglia genere e per molti il primo comandamento non è vincere, ma impedire la vittoria dell'odiato avversario, la letteratura di genere è fin troppo lunga.

Mentre a Baires molti scrutano preoccupati il calendario e le sue infinite combinazioni, in federazione non sanno che pesci pigliare e le telecamere si divertono a vivisezionare il faccione di Maradona sempre più tremendamentee catatonico, ingrassato e dalla voce troppo pasticciata.
Il Diego che a novembre lanciava messaggi di sfida al mondo da Glasgow sembra lontano anni luce da quello che 2 giorni fa in una fredda serata ad Asuncion guardando verso la panchina non trova soluzione migliore che spedire in campo Schiavi (esordio in nazionale a 36 anni) e Martin Palermo, per quest'ultimo un ritorno dopo 10 anni e 3 rigori sbagliati nella stessa partita contro la Colombia.

Ha messo in gioco tutta la sua gloria e il suo credito di onori e trofei, ma non intende gettare la spugna e ora rischia di perdere tutto all'ultima mano nella migliore tradizione del tavolo verde (Regalo di Natale di Pupi Avati se volete gustarvi uno splendido film) e senza nemmeno un Soriano a difenderlo, forse solo un Gianni Minà.
Non ci sarebbe finale peggiore e a ben pensarci il film si potrebbe ancora fare, ma non la definirei una commedia strappa lacrime.

Song of the day: The Turtles - Elenoire

Marcello

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martedì 1 settembre 2009

Where were we?

Dove eravamo rimasti?
Ah si, l'ultima volta che mettevo piede da queste parti era agosto e stavo infilando in valigia una quantità abnorme di sapori e accessori da mare; torno che è appena iniziato settembre, la casa al mare chiusa, il campionato alla prima sosta per la nazionale (anche se continuo a pensare che non è davvero campionato guardare una partita in costume e infradito appena saliti da mare) e il matrimonio di un amico fraterno alle porte.
Se dovessi brevemente dire come ho passato queste vacanze basterebbero 2 semplici parole: Ginosa Marina, e nonostante per molti dicono poco o nulla per me sono moltissimo.
Un luogo dove ritrovare amici di una vita intera, rivedere luoghi sempre uguali, ma allo stesso tempo arricchirsi ogni volta che vi si ritorna.
Tutto bello come sempre, ma avverto sotteranea una urgenza dettata forse dallo scandire del tempo nel tentativo quasi forzato di riempire la borsa dell'estate con momenti belli e aneddoti da raccontarsi durante l'inverno: la metaforica spinta al destino forse.
In questo mese mi è anche capitato di tornare su un luogo di una vecchia gita a Pasquetta, ma con persone diverse tranne una, e ho avvertito di nuovo la presenza di questa spinta nel ricordare chi c'era 10 anni prima, quanto di buffo era capitato e così via evidentemente la cima Coppi dei 30 si sente per tutti.

Poi ci sarebbe altro da raccontare, ma scelgo di tenere quasi tutto per me tranne un paio di cosette:
1) Prometto alla prossima persona che dice di non volermi ferire perché sono troppo sensibile di tirargli una bella testata in faccia, che un poco mi sarei anche rotto
2) la foto più giù (sotto gentile concessione di Mariangela Tocci, che se non la cito mi cita lei), da portare ad esempio. Ecco cosa succede quando un tipo da spiaggia si improvvisa esploratore delle montagne, mancava solo l'ombrellone diamine :P

La song of the day?
Ce ne sarebbero tante: Giuliodorme - Nulla, Battisti - Aver paura di innamorarsi troppo, Radiohead - Creep (nella versione acustica incisa nel b-side di My Iron Lung) o Marlene Kuntz - La ballata dell'ignavo, ma scelgo Apres La Classe - Sud Est , ascoltata in un caldissimo viaggio sulla Bari - Taranto e prima di una bella tranvata sul naso che non fa mai troppo male o così dicono :P

Marcello




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venerdì 24 luglio 2009

La terra ti tiene

[...]Nicola guardò entrambi, acomunandoli nella distanza che stava tracciando tra loro, ma si rivolse a Vittorio: - Non si può partire sempre. Non si può partire tutti. Qualcuno deve rimanere. Tu te ne sei andato in Jugoslavia, hai scelto di fare la rivoluzione là, dove i comunisti avevano vinto. Io sono rimasto qui, anche dopo il '48, quando i tempi si sono fatti duri, quando abbiamo dovuto rimboccarci le maniche e difendere la democrazia un centimetro alla volta, nelle fabbriche, nelle piazze. La nostra resistenza non è finita quando siamo scesi dalle montagne, continua anche adesso. E se non ci fossimo noi, se ce ne fossimo andati tutti come hai fatto tu, a quest'ora questo paese chissà come sarebbe. No, qualcuno deve rimanere al suo posto - [...]
Wu Ming - 54

E qualche volta capita che una pagina di libro letta a tarda notte si sposi perfettamente con i discorsi di tutta una serata o forse è solo ansia generazionale diffusa nell'aria a mò di pesticida.
Che il '54 è sempre ed ora più che mai e non è dopoguerra (che c'è sempre una guerra, mondiale o di civiltà, ma c'è sempre), ma solo un'altra più sotteranea e forse per questo più estenuante.
O forse è il solito ovosodo che non va nè su nè giù.

Afterhours - Tema la mia città

Marcello


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sabato 20 giugno 2009

Mio cuggino, mio cuggino

Ho questa foto di pura gioia
E' di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c'è

Pochi giorni fa guardavo con mia madre alcune vecchie foto, di una bellissima in particolare mi sorprende la sua capacità di ricordare particolari e nomi che sembrano insignificanti.
Forse perché era un periodo per lei particolarmente felice o forse perché ha sempre avuto ottima memoria ed è anche per questo che i suoi cugini l'hanno sempre considerata una specie di grande database vivente, capace di mettere ordine tra gradi di parentela, amicizie e inciuci vari in quella che più che una famiglia certe volte sembra un enorme raduno nomade estivo intorno allo stesso ombrellone, rigorosamente in prima fila sin da prima che io nascessi. Il diritto di prelazione credo sia inserito nelle volontà testamentarie, ma non chiedetemi a chi quegli ombrelloni sono assegnati: ho smesso di capirlo tempo fa, so solo che prima di poter usufruire della sdraio di mattina dovranno passare anni.
Ogni tanto ci ha provato a tramandarmi il suo sapere familiare, ma demorde dopo poco; evidentemente al terzo Enzo e al secondo Francesco il mio sguardo impaurito e perso nel vuoto è fin troppo esplicito della confusione nella mia testa.
La cosa sorprendente è che saltando di generazione chi ha la stessa capacità di ricondurre un guazzabuglio decennale ad un ordinato albero genealogico è mia cugina che in alcune foto le assomiglia come una goccia d'acqua, roba che un genetista le dovrebbe studiare per capire se queste personali inclinazioni siano anch'esse trasmissibili al pari dei capelli neri e del fisico esile.
Come è stato per mia madre, anche per me e mio fratello il rapporto con i cugini del mare (che in realtà nessuno ha mai vissuto al mare, ma la Marina è il luogo di ritrovo) è qualcosa di difficile da spiegare e che salta a piè pari la semplice parentela.
Sono rapporti di speciale amicizia, sincera, perché altrimenti non sarebbe possibile raccontarsi da sempre le proprie vite e perché la patente di cugino è in realtà spesso priva di una reale diretta parentela, ma assurge a sinonimo di confidenza e amicizia e i confini della famigghia assumono sempre più contorni sfocati e difficilmente tracciabili; di generazione in generazione quello che resta al setaccio genetico è una polverina fine che qualcuno si ostina ancora a chiamare somiglianza a parenti ormai mitologici che nemmeno i genitori del muovo nascituro hanno mai conosciuto, a suo modo è un modello di famiglia allargata ante litteram.
Eppure tornare ogni anno in quei luoghi dove le strade vengono chiamate dietro a Congedo o all'angolo di Punzi, in un dialogo per iniziati che ci è stato tramandato negli anni e che gli stranieri faticano a comprendere è qualcosa di speciale, sembra quasi un voler fermato il tempo che invece scorre silenzioso ma imperterrito.

Altra cosa buffa è che noi stessi siamo poi diventati amici dei figli degli amici dei nostri genitori, roba che prima o poi verrà fuori qualche bambino con la coda di maiale.
Sembra una catena difficile da spezzare, dove gli anelli si vanno a saldare sempre più, tanto da sembrare indistruttibili.
E la catena piano piano si allunga, ci sono nuovi anelli, alcuni già sbocciati ed altri futuribili e ci sono le occasioni che riuniscono anche fuori dai mesi estivi e in luoghi lontani dall'amato Lido Perla e sono anche i momenti in cui si capisce che i tempi di andare dietro al Parco sono passati via e non solo perché il Parco è molto più brutto di come era prima, ma sono momenti bellissimi a loro volta ed insomma quando tuo cugino, lui si diretto ed anche l'unico, si sposa e ti sceglie come testimone non puoi non essere felice e passano veloci davanti agli occhi i giochi sulla spiaggia, i falò, le notti sotto le stelle, i capodanni insieme, Londra e tantissimo altro e non c'è niente da fare, è tutto semplicemente bello :)

Ah, se non l'ho detto l'ombrellone di cui parlo è il numero 4 del Lido Perla, se passate da quelle parti e chiedete di me sapranno di certo dirvi dove sono e questo vale anche per le prossime estati quindi tenetelo bene a mente mi raccomando.

Song of the day: Rino Gaetano - Anche questo è Sud

Marcello

sabato 9 maggio 2009

Tre volte invano

Ogni sport ha i suoi odori e solo chi ne ha praticato uno anche per pochi anni sa riconoscerli.
Per me la pallanuoto è il cloro, un odore acre e sgradevole che dopo un pomeriggio di allenamento te lo senti nel naso per giorni, ma che non oserai mai chiamare puzza perché è l'odore di quello che ami e anche a distanza di anni ti riporterà alla mente gli allenamenti, le partite, le trasferte e le piccole soddisfazioni che sei riuscito a toglierti.
Qualche volta c'è un libro o un film che questi odori sa evocarteli, Palombella Rossa ad esempio, ed uno di questi per un appassionato di basket credo sia Tre Volte Invano, libro d'esordio di Emiliano Poddi.

Leggendolo senti lo stridio delle scarpe da ginnastica sul parquet e il rimbombo della palla a spicchi nel silenzio di una palestra vuota o ti sembra di venire spruzzato dal sudore che si alza andando a rimbalzo in un afoso pomeriggio d'estate giocando 3 contro 3 in un campetto al mare.
Una storia che trasuda passione ed amore per questo sport in cui alla fine del libro non sai dire quanta parte è autobiografia e quanta invenzione narrativa.
Il finale è amaro, ma non inatteso e perfino indolore per la grazia con cui l'autore ti guida per mano nei vari capitoli.
Non serve sapere di basket per apprezzarlo, di certo aiuta, e anche solo chi ha passato qualche pomeriggio d'estate a sgomitare a rimbalzo con gli amici del mare (il sottoscritto insomma) saprà rivedersi in qualche passaggio.
Il tema centrale è l'amore per le proprie passioni, quando sono talmente forti da lasciare in secondo piano tutto il resto, da spingerti a fare chilometri in un vecchio bus sgangherato con l'unico pensiero del fruscio della retina nel depositare la palla a canestro in terzo tempo a mezzo metro dal suolo e al vuoto che ti lascia non poterle più inseguire perché il destino ha scelto per te e tu non puoi farci niente per invertire la rotta.

Se dovete fare un regalo ad un appassionato (meglio se ex giocatore) di basket questo è il libro giusto e magari dategli una lettura anche voi, non sia mai che non ve ne innamoriate.

Song of the day: Afterhours - Dentro Marylin

Marcello

giovedì 1 gennaio 2009

Che sarà, sarà...

Ed alla fine anche lui è arrivato: il 2009

C'è chi lo attendeva con ansia e chi invece sperava che il tempo si fermasse a mezzanotte.
Nessuno crede davvero che uno scoccare di lancette possa cambiargli la vita, ma una serata leggera e superficiale può regalarti qualche ora di serena allegria.
Io l'ho iniziato con alcuni amici ad una festa e lì ne ho incontrati altri.
Ho anche incontrato chi non immaginavo mai di trovare (il rovescio della medaglia di vivere in una piccola città dove uscendo da solo qualcuno con cui berti una birra lo trovi sempre) e che il mio 2008 l'ha segnato indelebilmente, ma che ricorderò sempre con un sorriso e poi qualche volta è meglio uno schiaffo di una carezza di cortesia.

Ora so che ha ragione Adrioska quando dice che non si deve cestinare nulla degli ultimi 366 giorni.
Per me è stato un anno vissuto davvero: nuove amicizie, alcuni progetti intrapresi ed altri in divenire, un blog, mi sono innamorato e ne ho sofferto, ma sono pronto a ricominciare e tanto altro.
Se guardo con un occhio al passato non posso dire che sia sempre andata così e quindi si, guardo con un sorriso a quello che viene anche perché mi sono accorto che in foto vengo meglio se sorrido e con il tag selvaggio su FB è meglio non farsi trovare impreparati :)

Auguro a tutti di raggiungere quello che davvero vogliono; io per me spero che arrivino tanti temporali, i detriti non mi preoccupano perché la scossa elettrica è la vera vita.

Song of the day Jovanotti - Temporale
(uno dei 2/3 pezzi meritevoli di ascolto del disco, peccato che il resto siano nenie da lamette sulle vene :P)

Marcello