giovedì 18 dicembre 2008

Ti prendo e ti porto via

Una scrittura avvolgente, semplice, ma non banale e un ritmo incessante che ti cattura pagina dopo pagina.
Ischiano Scalo è in nessun luogo ed è ovunque e forse è dentro tutti noi.
Rappresenta la parte più brutta, quella rozza, volgare, violenta e che non sa riconoscere quanto di buono abbiamo intorno.
Però Ischiano Scalo può essere allontanata e anche l'anatroccolo più brutto può diventare cigno e librarsi in volo e mettere spazio quanto basta tra se e Ischiano.

Sarà che sono sempre troppo suggestionabile dalle belle storie (piango ogni volta che vedo Forrest Gump per cui sono da ricovero, lo so) ma alla fine mi sono ritrovato a sorridere di gioia leggendo il finale e mi basta questo per consigliarlo spassionatamente.

Song of the day Ligabue - I duri hanno due cuori

Marcello

3 commenti:

hb ha detto...

Mi trovi d'accordo. Tranne che sul punto "ottimistico" della faccenda... il finale. Cmq su Anobii ho scritto che: "E' uno di quei libri che non contengono "singole frasi da ricordare" o che colpiscono. Per quanto mi riguarda una narrazione intensa, come la storia che si svolge incessante sotto gli occhi, e che ti accompagna pagina dopo pagina verso un finale che già conosci nella assurda speranza di sbagliarti... gran libro!"

Ataru ha detto...

Boh, io ci ho visto (o ci ho voluto vedere? un giorno ci andrò da uno strizzacervelli se non altro per provare i lettini e giocare con le foglie di ficus) un finale di speranza.
Dopo tanto dolore e tanta ingiustizia si può comunque andare via da Ischiano solo che a volte bisogna davvero fare tabula rasa, e non è mai facile...

accabbì ha detto...

Comunque alcuni personaggi (una tra tutti la prof) sono di una tristezza infinita... dolore e angoscia sono molto realistici... bà ne parleremo di persona di questo libro... chissà i successivi, speriamo bene!