mercoledì 3 dicembre 2008

Porta Palazzo, sguardo a Nord e cuore a Sud

Dopo un viaggio mi è sempre difficile risalire il corso dei ricordi e delle emozioni ed anche questa volta non è diverso.
Oggi ripensavo ad un treno preso domenica pomeriggio, un regionale che attraversa il ventre del grasso ed opulento Nord in un panorama di freddo, nebbia, neve e pioggia.
Un pezzo d'Italia che profuma di Nord Europa e di ciclismo, del sapore acre delle ciminiere (qualcuna fuma ancora allora la classe operaia esiste, ma non so mica se va in paradiso) e set naturale per un noir letterario.
Sarà un caso, ma il grigio e il freddo sono miracolosamente scomparsi una volta lasciato il Po alle spalle

Il treno è il mio mezzo di trasporto ideale, mi piace guardare il paesaggio che cambia: i graffiti dei writer milanesi, le moderne infrastrutture dello spazio fiera a Rho, i capannoni industriali ormai dismessi, lo sporco e il grigiore dei paesi dormitorio, le risaie a Vercelli (sempre meno direi) e poi l'ingresso in una Torino che più la conosco e più sembra bella con i suoi viali enormi di fianco ai fiumi, i monti innevati a incorniciare le piazze, un mercato che sembra un suq e il recupero di vestigia industriali figlie di un passato che sembra sempre più lontano.
Fa strano pensare che i torinesi abbiano negli anni abbandonato un quartiere bellissimo e a pochi minuti a piedi dai palazzi e dalle piazze reali, troppe volte dipinto come un Bronx senza regole e che da sempre ha raccolto le tante anime della città: i vecchi piemontesi e le varie ondate di immigrazione da Sud, Italia prima, Africa ed Asia poi.
Di una città raccontano molto di più i mercati (e quello di Porta Palazzo è enorme, il più grande mercato scoperto d'Europa) dei salotti buoni o delle piazze ripulite per le cartoline di rito e il Balon sembrerebbe raccontare una bella storia, di quelle a cui voler credere se si pensa che l'integrazione è l'unica strada possibile.

Ho poi ripensato alle persone care che ho riabbracciato in questi giorni, ai chilometri che ci separano e che un filo del telefono o una tastiera fa sembrare solo artificialmente meno lontane e quanto sia triste non essere più presenti reciprocamente nelle proprie vite.
Mi restano però tanti bei momenti e qualche riflessione riguardante la mia terra che forse svilupperò in un altro post.

Song of the day: Sting - Fragile

Marcello

Nessun commento: