martedì 20 maggio 2008

La vita è sempre complicata a Marsiglia, ma è più bella!



Ci sono scrittori che ti entrano dentro dopo poche pagine.

Come fanno è inspiegabilmente soggettivo, ma provi per loro una grande invidia perché riescono a leggerti e a riportarti alla mente ricordi, odori e suoni che nemmeno tu sai descrivere.

Uno di questi scrittori è sicuramente Jean Claude Izzo, francese o meglio marsigliese di padre italiano, come Fabio Montale il suo più riuscito personaggio e protagonista della trilogia marsigliese (Casino totale, Chourmo, Solea).

Montale è un personaggio meraviglioso, un poliziotto diventato tale per scontare un pegno con la fortuna e con una giovinezza che stava pericolosamente piegando verso il bivio sbagliato; una scelta inspiegabile e mai digerita dai 2 amici fraterni con cui aveva condiviso una bella fetta di quella strada e non solo.
Anche loro figli di immigrati (uno italiano, l'altro spagnolo) si erano trovati da un giorno all'altro a considerare Fabio un nemico, uno dei tanti sbirri che li tormentava e a cui avrebbero volentieri fatto vedere i sorci verdi.

Ma Montale è molto di più di un semplice poliziotto, è una sorta di operatore sociale impegnato in una guerra che sa di non poter mai vincere e il cui campo di battaglia sono le cites della Marsiglia nord, i quartieri degli stranieri provenienti da sud, solo che nel dopoguerra questi erano spagnoli e italiani ora sono arabi e africani.

Marsiglia è anche un laboratorio sociale o più semplicemente è quello che saranno le città italiane tra 20 o 30 anni. Marsiglia più di Parigi perché fortissima è la componente italiana e perché assomiglia paurosamente a tante nostre città.

Izzo la descrive come una città dal cuore pulsante, ma malato.
Una città un tempo industriale che cerca di riconvertirsi al turismo senza riuscirci pienamente, dove i conflitti sociali sono sempre più violenti e i muri tra le diverse culture sempre più alti, dove il partito socialista aveva costruito una sua roccaforte, ma l'incapacità di dare risposte era stata facile propoaganda per il Fronte Nazionale di Le Pen (qualcuno ha pensato alla Lega?)

Su questo sfondo si muove Montale, che presto si fa amare per i modi rudi, ma decisi, e per come cerca sempre e comunque di dialogare ed educare i cattivi ragazzi di strada che dovrebbe invece punire.
Un poliziotto probabilmente fuori dal tempo e mal visto dai suoi superiori, ma amato oltremodo dai suoi compagni di pattuglia.
Un uomo le cui mille incoerenze e debolezze lo rendono oltremodo credibile e nonostante il tipo di lavoro che svolge non smette di pensare che gli arabi sono "loro" 40 anni fa e come loro vogliono solo sentirsi figli della Francia moderna e non semplicemente polli da batteria, buoni solo per i lavori più umili o per dare lustro alla nazionale di calcio.

Quello che però mi ha fatto innamorare di Montale sono le sue passioni: il suo sguardo sempre proteso verso il mare che lo ha portato a trasferirsi in un piccolissimo comune alle porte di Marsiglia in una casa la cui terrazza si affaccia sul Mediterraneo e i cui odori e colori Izzo sa evocare come pochissimi, i pasti di pesce divisi con la sua vicina di casa, una seconda madre, e la musica jazz.
La musica è quasi un personaggio ed il protagonista alterna i dischi della sua giovinezza all' hip-hop della scena marsigliese; tipico di chi sa che la musica è prima di tutto forza ed energia e gli stili sono spesso più figli dei tempi che una reale scelta ben ponderata.

Non avevo mai pensato a Marsiglia come ad una città da visitare, ma dopo aver letto un libro di Izzo una capatina la dovrò fare prima o poi :)

Marcello