sabato 27 dicembre 2008

Rivelazioni e instabilità relativa

C'è la fan dei Subsonica incontrata ieri che ti confessa che a Capodanno andrà all'Hilton perché si è rotta di ultimi dell'anno girando tra feste freakettone arrangiate all'ultimo momento.
C'è chi aveva giurato e spergiurato che il maxi cenone in albergo in montagna mai e poi mai.
Ci sono gli Afterhours che dopo 20 anni vanno a Sanremo e ti ritorna alla mente Manuel Agnelli quando definì il Live Earth uno spettacolo nazional popolare che svilisce la musica.
C'è l'amico con cui hai passato le giornate in motorino sempre in 2 che ormai parla solo di mobili per la casa.
C'è quell'altro amico (l'all-inclusive) che ti dice che a Capodanno andrà a Međugorje con la parrocchia e tu che lo consideravi quanto di più vicino ci fosse a Frank Mackey.

E poi ci sei tu che a Capodanno andrai alla solita festa arrangiata dopo mezzanotte, che come ogni anno brinderai con compagnie sempre diverse ed oggi ti chiedi chi è che sbaglia, io o loro, ma in fondo la risposta la sai già, perché se avessi un soldo per tutte le volte che ti hanno detto ero sicuro che avresti detto questo o ti avrei trovato qui, ora l'Hilton magari te lo compravi.
E c'è quella specie di ovo sodo dentro, che non va ne sù ne giù, ma che ormai mi fa compagnia come un vecchio amico...

Che la mia instabilità dipenda dall' essere troppo stabile?
(Uhm...forse è meglio drogarsi come si deve che avere questi momenti marzulliani!)

Song of the day TV on the radio - Playhouses

Marcello

P.S. Scusate il tono lamentoso, ma ieri c'è chi mi ha minacciato di mettere in giro ,su quello strumento diabolico chiamato faccialibro, le mie foto in era liceale con i capelli lunghi sulle spalle che facevano tanto Kurt Cobain di periferia.

domenica 21 dicembre 2008

Il fango non è poi così male se lo mischi al sudore

La salita è il prezzo da pagare per la discesa e più una è ripida, più l'altra sarà emozionante.

Il freddo pungente sulle guance, il vento che ti sferza, il sudore che ti si ghiaccia addosso e la tua bocca aperta a prendere fiato nel massimo dello sforzo.
Il fango che schizza in tutte le direzioni, anche in bocca, mischiandosi al sudore e alla saliva.
La ruota che salta sulle buche e tu a caricare su braccia e gambe per non perdere il controllo quando ad ogni curva senti che la strada ti sta sbattendo fuori.
Le gambe che metro dopo metro girano sempre più veloce e le pietre da ostacoli diventano trampolini.
Poi il rientro in città: un sole che piano piano si fa strada tra le nuvole illuminando i Sassi mentre tu a cavalcioni sul muretto di piazza Duomo prendi fiato ascoltando prima questa e poi quest'altra canzone con ancora quello strano sapore di sudore e fango in bocca.
L'incontro casuale di amici che non vedevi da tempo, gli abbracci nonostante tu sia lercio da fare schifo e loro pronti per un matrimonio, e una serenità dentro che poggia su ogni buca, pozza di fango, pietra e gradino (e di gradini ne ho fatti...ad esempio questi) che hai cavalcato.
Poi la doccia (a te e alla tua biga), il fango che si stacca e ritorna terra e pensi che domani non ti sentirai così bene, ma sai anche che ti capita così di rado che pensare a domani sarebbe un delitto troppo grande.

Song of the day Bob Dylan - Shelter from the storm

Marcello

giovedì 18 dicembre 2008

Ti prendo e ti porto via

Una scrittura avvolgente, semplice, ma non banale e un ritmo incessante che ti cattura pagina dopo pagina.
Ischiano Scalo è in nessun luogo ed è ovunque e forse è dentro tutti noi.
Rappresenta la parte più brutta, quella rozza, volgare, violenta e che non sa riconoscere quanto di buono abbiamo intorno.
Però Ischiano Scalo può essere allontanata e anche l'anatroccolo più brutto può diventare cigno e librarsi in volo e mettere spazio quanto basta tra se e Ischiano.

Sarà che sono sempre troppo suggestionabile dalle belle storie (piango ogni volta che vedo Forrest Gump per cui sono da ricovero, lo so) ma alla fine mi sono ritrovato a sorridere di gioia leggendo il finale e mi basta questo per consigliarlo spassionatamente.

Song of the day Ligabue - I duri hanno due cuori

Marcello

giovedì 11 dicembre 2008

Piove

mercoledì 3 dicembre 2008

Porta Palazzo, sguardo a Nord e cuore a Sud

Dopo un viaggio mi è sempre difficile risalire il corso dei ricordi e delle emozioni ed anche questa volta non è diverso.
Oggi ripensavo ad un treno preso domenica pomeriggio, un regionale che attraversa il ventre del grasso ed opulento Nord in un panorama di freddo, nebbia, neve e pioggia.
Un pezzo d'Italia che profuma di Nord Europa e di ciclismo, del sapore acre delle ciminiere (qualcuna fuma ancora allora la classe operaia esiste, ma non so mica se va in paradiso) e set naturale per un noir letterario.
Sarà un caso, ma il grigio e il freddo sono miracolosamente scomparsi una volta lasciato il Po alle spalle

Il treno è il mio mezzo di trasporto ideale, mi piace guardare il paesaggio che cambia: i graffiti dei writer milanesi, le moderne infrastrutture dello spazio fiera a Rho, i capannoni industriali ormai dismessi, lo sporco e il grigiore dei paesi dormitorio, le risaie a Vercelli (sempre meno direi) e poi l'ingresso in una Torino che più la conosco e più sembra bella con i suoi viali enormi di fianco ai fiumi, i monti innevati a incorniciare le piazze, un mercato che sembra un suq e il recupero di vestigia industriali figlie di un passato che sembra sempre più lontano.
Fa strano pensare che i torinesi abbiano negli anni abbandonato un quartiere bellissimo e a pochi minuti a piedi dai palazzi e dalle piazze reali, troppe volte dipinto come un Bronx senza regole e che da sempre ha raccolto le tante anime della città: i vecchi piemontesi e le varie ondate di immigrazione da Sud, Italia prima, Africa ed Asia poi.
Di una città raccontano molto di più i mercati (e quello di Porta Palazzo è enorme, il più grande mercato scoperto d'Europa) dei salotti buoni o delle piazze ripulite per le cartoline di rito e il Balon sembrerebbe raccontare una bella storia, di quelle a cui voler credere se si pensa che l'integrazione è l'unica strada possibile.

Ho poi ripensato alle persone care che ho riabbracciato in questi giorni, ai chilometri che ci separano e che un filo del telefono o una tastiera fa sembrare solo artificialmente meno lontane e quanto sia triste non essere più presenti reciprocamente nelle proprie vite.
Mi restano però tanti bei momenti e qualche riflessione riguardante la mia terra che forse svilupperò in un altro post.

Song of the day: Sting - Fragile

Marcello

domenica 22 giugno 2008

Dietro ogni cosa bella c'è un prima e c'è un dopo...


Hola todos (esorcizziamo Italia-Spagna con il loro idioma),

il post precedente era la fredda cronaca del concerto, ma non può mancare anche il racconto di come ho raggiunto l'Arena di Milano :)

Per prima cosa raggiungo l'aeroporto di Bari, ora di partenza prevista 21:50, con buon anticipo usufruendo del nuovo (e gratuito) servizio di bus navetta da Matera.
Uhm, più che buono, l'anticipo dovrei definirlo esagerato visto che il pulmino partiva alle 15:00, ma d'altra parte come resistere al fascino del "free" :)
Sulla navetta ci sono solo io, mi sono sentito tanto Britney Spears, che viaggio da VIP! :D

In aeroporto mi trovo un comodo posto dove leggere e faccio amicizia con una simpatica coppia di signori belgi.
Sentendoli parlare in francese chiedo la loro provenienza con un pò di ritrosia (era il giorno della guerra dei mondi, non dimentichiamolo), loro all'inizio pensano fossi inglese...AH il mio accento oxfordiano.
Scambio 2 piacevoli chiacchiere mentre il marito è indaffaratissimo nel salvare una bottiglia di olio il cui tappo li ha traditi poco prima della partenza.
Spero siano riusciti ad evitare il condimento all'olio extravergine d'oliva dei loro bagagli ed il numero di fogli giganti di scottex, asciugamani e buste di plastica utilizzati mi fa sperare in bene.
I gentilissimi signori di cui sopra si congedano da me regalandomi una scheda telefonica (esistono ancora!!!) che loro pensano scadere tra un anno, peccato sia valida fino al 30/06/2008, gli italiani si riconoscono anche da queste piccole cose...

Passa il tempo, faccio il check-in e, casualità, incontro in fila la cugina dell'amica da cui sarò ospite, ma sopratutto si avvicina l'ora X: il calcio d'inizio di Italia-Francia.
Attorniato da tedeschi in attesa di tornarsene in cruccolandia e in posa plastica per una migliore ricezione della mia radiolina partecipo con gioia all'urlo GOLLLLL!!! sul rigore di Pirlo, tra le risate di scherno dei tedeschi (Fabio Grosso, do you remember?).
Il gol dl vantaggio olandese arriva quando sto salendo la scaletta dell'aereo e il 2-0 di De Rossi un minuto prima dell'accensione dei motori.
Non so come, ma in volo arriverà anche la notizia del 2-0 olandese e del fischio finale.

Il viaggio, purtroppo, non è molto tranquillo, una perturbazione lo rende simile ad un giro sul luna park e il capitano che invita le hostess a sedersi non è tranquillizzante, così come non lo è la ragazza al mio fianco che, chiudendo gli occhi, tocca di continuo il crocefisso della catenina e in silenzio recita i propri voti...
Io già mi vedevo protagonista della serie italiana di Lost :D

Fortunatamente arriviamo sani e salvi, il simpatico microclima lombardo ci saluta con tanta pioggia e il taxista della stazione centrale a Milano mi rende partecipe delle sue idee in materia di energia e ambiente: 10.000 km quadrati di pannelli fotovoltaici in Africa per dare luce a tutta Europa, poi qualcuno si meraviglia se la Lega vince le elezioni?

A casa di Paola vengo accolto da sbadigli e da una portentosa pizza di patate che non vedrà l'alba del giorno dopo, anche la torta di cioccolato non era male.
Peccato solo che Paola non avesse latte sufficiente per una meritoria "sponzata" (per i non materani, sponzare nel latte: infilare torta o altro dolce in una bella tazza fino a quando il prodotto di pasticceria non si carichi fino a scoppiare).

La mattina dopo giro di rito per il centro di Milano (o meglio i suoi negozi), visita alla Feltrinelli (sono pur sempre un uomo di cultura) e ritorno a casa per le 5.
Qui vengo preso da un colpo di sonno e sarò causa del ritardo all'appuntamento con Carla (coinquilina e cugina di Paola) e Chiara.
Poco male, tanto dobbiamo anche aspettare Cedric, il quale finalmente trova risposta su chi fosse quel tizio in chiesa al suo matrimonio.
Quindi il concerto e il ritorno a casa.

Le mie simpatiche ospiti fedeli al motto che dopo 2 giorni il pesce/amico-scroccone puzza, mi annunciano che il giorno dopo posso anche evitare di salutare, devo ridurre al minimo i rumori e che alla stazione di Milano ci devo andare da solo...Grazie di cuore!

Il ritorno in pulman è un viaggio massacrante, niente di strano, scomodo e il mal di testa mi martellerà per ore, ma cavolo se ne è valsa la pena :)

Marcello
P.S.
Un ringraziamento a chi ha avuto il coraggio di arrivare alla fine del post.
Mi rendo conto che gli ultimi 2 sono davvero troppo lunghi, prometto di essere più sintetico in futuro (promessa da marinaio :P)

venerdì 20 giugno 2008

Radiohead - Milano, 18/06 2008 - Un giorno che non dimenticherò

MEMORABILE!!!

Basta questa sola parola per descrivere il concerto dei Radiohead all'Arena di Milano il 18 giugno ed io posso gridare forte: C'ERO!!!
Ma sarebbe riduttivo per il grande spettacolo offertomi ed io ho voglia di parlarne per ore per cui intanto un doveroso ringraziamento a Paola e Carla che mi hanno ospitato e un abbraccio a Cedric e Chiara con i quali ho diviso questa emozione.

Sul gruppo poco da dire, "In Rainbows" è un disco semplicemente meraviglioso, espressione ultima di un viaggio e una ricerca musicale mai banale e per un verso un ritorno ad un suono più simile a quello dei primi 2, splendidi, album.
Dopo 4 anni eccoli di nuovo in tour in Italia con 2 concerti che hanno fatto segnare in pochi giorni il tutto esaurito (biglietti presi ad inizio dicembre) ; la scelta dell'Arena si deve anche alla sua collocazione strategica all'interno della città nel tentativo di influire il meno possibile sul fragile ecosistema del pianeta.

Il concerto dura oltre 2 ore e 25 canzoni che corrono via rapidissime ed è oltremodo difficile fare ordine tra le emozioni e i ricordi che a quasi 48 ore si accavallano furiosamente, ma proviamo a dare un senso a questo post e partiamo dall'unica nota negativa: il nostro settore
Purtroppo eravamo lontani dal palco, praticamente in curva ed essendo l'Arena lo stadio dell'atletica c'era anche la pista a dividerci da Thom Yorke e compagni, ma nonostante la prospettiva-cartolina l'acustica era più che buona e la giornata splendida (dopo un mese di pioggia i milanesi sembravano non ricordarsi il colore del sole) ci ha regalato un tramonto dai colori fiamminghi.

Ed è con questo meraviglioso sfondo che alle 20:45 (precisione oxfordiana) è iniziato lo show sulle note di "Reckoner", poi 15 step ed una ovazione fortissima sin dalle prime note.

Dietro il gruppo un gioco di colori e luci davvro ben riuscito, note di merito per la cascata verde in "The Gloaming" e le scritte martellanti e ossessive per "Everything in its right place", una delle mie canzoni preferite e non solo per me a giudicare dall'invisibile scossa elettrica che ha attraversato tutto lo stadio, ma in generale davvero ammirevole l'attenzione per tutti i dettagli.
Ad esempio durante "National anthem" la musica si mixa a estratti di notiziari (in italiano) e cronache di eventi sportivi, giurerei di aver riconosciuto la voce di Mazzoni il telecronista Rai della Formula 1.
Il gruppo è in grande vena e alternano pezzi nuovi ai classici del gruppo e con "Jigsaw falling into place" la corsa verso il prato dalle tribune è inarrestabile con buona pace di un volenteroso steward che tenterà inutilmente di placcare qualche spettatore, lotta decisamente impari :)

In scaletta non viene presentato l'inedito "Super Collider" come già successo a Dublino, ma il repertorio è così vasto che accontentare tutte le richieste era praticamente impossibile.
Ad esempio io avrei voluto sentire "Exit music" e "Karma Police" entrambe suonate nel concerto del 17, ma in compenso nei 3 pezzi di chiusura hanno inserito "2+2=5" (ancora inedita per questo tour) e una "Paranoid android" in cui tutto lo stadio ha cantato all'unisono a squarciagola; chiusura davvero da brividi e Chiara quasi sveniva dall'emozione :P
Nota di colore: abbiamo avvistato in una fila diversa dalla nostra il cantante di "Marta sui tubi" oltre che una splendida voce ha anche ottimi gusti musicali :)
Mi rendo conto che difficilmente questo racconto può trasmettere quanto sia stato coinvolgente il concerto e spero che il video alla fine del post possa almeno in parte renderne 'idea.
Questa la scaletta:

01 Reckoner
02 15 Step
03 The National Anthem
04 All I Need
05 Nude
06 Airbag
07 The Gloaming
08 Dollars And Cents
09 Arpeggi
10 Faust Arp
11 How To Disappear Completely
12 Jigsaw Falling Into Place
13 A Wolf At The Door
14 Videotape
15 Everything In Its Right Place
16 Idioteque
17 Bodysnatchers

Encore 1

18 House Of Cards
19 There There
20 Bangers And Mash
21 Just
22 The Tourist

Encore 2

23 Go Slowly
24 2+2=5
25 Paranoid Android


Marcello
video

venerdì 13 giugno 2008

La finestra dei ricordi...

La notte appena trascorsa negli USA sono scattate le finali NBA tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers.

Per chi mastica qualcosina di sport, nemmeno di basket, questi nomi evocano qualcosa di mitico.

Erano gli anni 80 (per la precisione l'85),
c'era ancora il muro di Berlino e Berlusconi non era nemmeno il presidente del Milan, ma solo "quello che ha le televisioni".
Io ero un bambino e con mio padre rimanevamo svegli la notte (lui rimaneva sveglio, io crollavo sistematicamente e forse non era notte, ma mi sembrava tardissimo lo stesso) per vedere le prime partite NBA trasmesse in Italia: le finali Lakers-Boston e per me, che avevo scoperto il basket guardando giocare l'Amaro Lucano Matera (B2), hanno avuto l'effetto dell'LSD.

Al tempo non c'era il satellite, internet e nemmeno il televideo.
Le partite venivano trasmesse il giorno dopo, ma era come se fossero in diretta e il commento di Dan Peterson, un americano venuto in Italia ad insegnare basket e a vincere tutto, era da solo qualcosa di magnetico.

Quelle stesse finali sono entrate nella storia per una serie di ragioni..
Da un lato Boston, la citttà wasp per eccellenza e con una squadra composta per 8/12 da bianchi la cui stella, Larry Bird, era un lungagnone bianchiccio e pel di carota.
Dall'altra la squadra di Los Angeles con le stelle del cinema in prima fila a fare tifo, tanti neri super muscolari e le 2 stelle dai nomi assurdi: Kareem Abdul Jabbar (ma che nome è? E Peterson ad ogni partita a raccontarne la storia) e Magic Johnson ed io convinto che Magic fosse il nome di battesimo, come se i genitori sapessero a cosa quel ragazzo era destinato..

Ovviamente io parteggiai immediatamente per i Lakers, troppo belle le divise giallo-viola e poi da uno che si chiama Magic non puoi non aspettarti qualcosa di incredibile :)
Anche mio padre tifava Lakers e il ricordo di quelle serate di inizio estate sul divano è incancellabile, quasi come la sua esultanza quando Senna uscì a Monza nell'88, ma questa è un'altra storia :)

Marcello

martedì 20 maggio 2008

La vita è sempre complicata a Marsiglia, ma è più bella!



Ci sono scrittori che ti entrano dentro dopo poche pagine.

Come fanno è inspiegabilmente soggettivo, ma provi per loro una grande invidia perché riescono a leggerti e a riportarti alla mente ricordi, odori e suoni che nemmeno tu sai descrivere.

Uno di questi scrittori è sicuramente Jean Claude Izzo, francese o meglio marsigliese di padre italiano, come Fabio Montale il suo più riuscito personaggio e protagonista della trilogia marsigliese (Casino totale, Chourmo, Solea).

Montale è un personaggio meraviglioso, un poliziotto diventato tale per scontare un pegno con la fortuna e con una giovinezza che stava pericolosamente piegando verso il bivio sbagliato; una scelta inspiegabile e mai digerita dai 2 amici fraterni con cui aveva condiviso una bella fetta di quella strada e non solo.
Anche loro figli di immigrati (uno italiano, l'altro spagnolo) si erano trovati da un giorno all'altro a considerare Fabio un nemico, uno dei tanti sbirri che li tormentava e a cui avrebbero volentieri fatto vedere i sorci verdi.

Ma Montale è molto di più di un semplice poliziotto, è una sorta di operatore sociale impegnato in una guerra che sa di non poter mai vincere e il cui campo di battaglia sono le cites della Marsiglia nord, i quartieri degli stranieri provenienti da sud, solo che nel dopoguerra questi erano spagnoli e italiani ora sono arabi e africani.

Marsiglia è anche un laboratorio sociale o più semplicemente è quello che saranno le città italiane tra 20 o 30 anni. Marsiglia più di Parigi perché fortissima è la componente italiana e perché assomiglia paurosamente a tante nostre città.

Izzo la descrive come una città dal cuore pulsante, ma malato.
Una città un tempo industriale che cerca di riconvertirsi al turismo senza riuscirci pienamente, dove i conflitti sociali sono sempre più violenti e i muri tra le diverse culture sempre più alti, dove il partito socialista aveva costruito una sua roccaforte, ma l'incapacità di dare risposte era stata facile propoaganda per il Fronte Nazionale di Le Pen (qualcuno ha pensato alla Lega?)

Su questo sfondo si muove Montale, che presto si fa amare per i modi rudi, ma decisi, e per come cerca sempre e comunque di dialogare ed educare i cattivi ragazzi di strada che dovrebbe invece punire.
Un poliziotto probabilmente fuori dal tempo e mal visto dai suoi superiori, ma amato oltremodo dai suoi compagni di pattuglia.
Un uomo le cui mille incoerenze e debolezze lo rendono oltremodo credibile e nonostante il tipo di lavoro che svolge non smette di pensare che gli arabi sono "loro" 40 anni fa e come loro vogliono solo sentirsi figli della Francia moderna e non semplicemente polli da batteria, buoni solo per i lavori più umili o per dare lustro alla nazionale di calcio.

Quello che però mi ha fatto innamorare di Montale sono le sue passioni: il suo sguardo sempre proteso verso il mare che lo ha portato a trasferirsi in un piccolissimo comune alle porte di Marsiglia in una casa la cui terrazza si affaccia sul Mediterraneo e i cui odori e colori Izzo sa evocare come pochissimi, i pasti di pesce divisi con la sua vicina di casa, una seconda madre, e la musica jazz.
La musica è quasi un personaggio ed il protagonista alterna i dischi della sua giovinezza all' hip-hop della scena marsigliese; tipico di chi sa che la musica è prima di tutto forza ed energia e gli stili sono spesso più figli dei tempi che una reale scelta ben ponderata.

Non avevo mai pensato a Marsiglia come ad una città da visitare, ma dopo aver letto un libro di Izzo una capatina la dovrò fare prima o poi :)

Marcello

venerdì 4 aprile 2008

Persepolis




Un oceano di fiori di lavanda, un magone forte che stringe il cuore e tanta rabbia per un paese distrutto dalla follia di chi giustifica la propria violenza dietro l'opera di Dio.

Queste sono solo alcune delle sensazioni e dei ricordi che vi porterete dietro dopo aver visto Persepolis, il meraviglioso film, tratto dal fumetto di Marjane Satrapi.

La storia, tutta autobiografica, parte da Teheran e dal 1978 anno della caduta dello Scià e della rivoluzione integralista in Iran, Marjane è ancora una bambina e l'aria di libertà e di speranza che si respirava per le vie cittadine la inebriava.
Presto però dovrà scontrarsi con la dura realtà: un regime (quello dell'Ayatollah Khommeini) perfino più duro e illiberale che non esiterà a privarla del suo amato zio, appena liberato dalle carceri dello Scià e di nuovo imprigioniato, e poi assassinato, perché comunista.

Tra scarpe Nike additate come oggetti del demonio e cassette degli Iron Maiden comprate di contrabbando a fare da sfondo alla sanguinosa guerra Iran-Iraq (con l'occidente a dividersi i profitti della vendita delle armi su entrambi i fronti), i bombardamenti sempre più frequenti, la scarsità di generi alimentari e i ragazzini usati come martiri per sgomberare il campo di battaglia dalle mine anticarro lasciate da Saddam (una chiave di plastica per aprire le porte del paradiso in cambio del martirio...) convincono la famiglia a mandarla a studiare in Austria nella speranza (in un primo tempo vana) che almeno lei possa vivere liberamente.

Non proseguo per non rovinare la storia a chi non la conoscesse, ma la capacità di saper mischiare sapientemente i drammi personali, messi a nudo con grande naturalezza, e la storia dell'Iran moderno miscelando ironia e cruda realtà è eccezionale.

Un film di animazione tutto in bianco e nero e senza l'uso del 3D ormai comune a tutti i film d'animazione, ma con una storia dalla forza esplosiva e non è un caso che lo abbiano assimilato per capacità evocativa a Maus di Spiegelman.

Candidato all'Oscar come migliore film di animazione è stato battuto dal colossal Pixar "Ratatouille", bellissimo per carità, ma Persepolis ha una forza che nessuna animazione al computer potrà mai ricreare, semplicemente consigliato a tutti.

Ciao

Marcello