Nel 2006 ho avuto la fortuna di assistere alla finale olimpica di hockey ghiaccio a Torino tra Svezia e Finlandia. Non ne capisco molto, ma mi affascina e sarebbe stato un delitto sprecare il biglietto in regalo, grazie Tato te ne sarò eternamente grato. Sul bus diretto al palasport olimpico i tifosi delle 2 squadre (Svezia e Finlandia per la cronaca) facevano a gara nel trascinarmi a tifare la loro nazionale, ma a dire il vero io non avevo davvero alcuna preferenza e volevo solo assistere ad una partita emozionate ed equilibrata; fui accontentato.
Nel palaghiaccio avevo ai miei lati un giapponese con un cellulare che manco alla Nasa (ossia spaziale :D) e un paio di coppie torinesi con signore impelliciate e ori in bella mostra, era domenica pomeriggio.
Manco a dirlo gli italiani alla mia sinistra di hockey non ci capivano nulla, l'importante era essere all'evento conclusivo delle Olimpiadi. Un paio di volte ho anche spiegato loro le regole base senza le quali era davvero come vedere 12 energumeni emuli di Jason di Venerdì 13 con una mazza di legno in mano rincorrere (e rincorrersi) uno strano oggettino nero.
Guarda caso sono anche stati gli unici a scappare via al fischio finale senza nemmeno assistere alla cerimonia dell'oro, insomma non sono io che voglio fare lo snob, ma a questi della partita importava davvero poco.
Credo che simile tipo di pubblico ci sia stato sabato a San Siro per Italia - Nuova Zelanda.
Bellissima cornice non discuto, ma a quanti interessava più il contesto modaiolo e l'Haka dei Tutti Neri che la partita? E per carità ben vengano anche questi eventi se portano un pur minimo ritorno allo sport di base e del resto la stessa cosa succede con i mondiali di calcio e i grandi festival musicali, ma detto questo inizio ad averne le palle piene dei salmi su quanto sia bello il terzo tempo, il fairplay rugbistico e via confrontando con il calcio da gente che nemmeno sa chi ha giocato l'ultima finale tricolore.
Chiunque sia reale appassionato di uno sport (o più di uno ovviamente) sa che questo non si limita ad un sapiente ripetersi di gesti atletici, ma è un insieme di riti, odori, contraddizioni e regole non scritte. Sopratutto queste ultime è impossibile cambiarle perché insite nello spirito steso del gioco.
Chiedere ad un calciatore di auto annullarsi un gol o semplicemente ammettere un fallo è follia e i tifosi non lo capirebbero, non bisogna mica tornare indietro alla Maradoniana mano de dios, basta guardare un qualsiasi 90°minuto dei giorni nostri.
L'esempio perfetto è arrivato dopo soli 4 giorni: Francia - Irlanda, lo spareggio per i mondiali con il gol qualificazione francese nei supplementari e viziato da un evidente fallo di mano di Henry.
Certo l'ammissione è arrivata dopo, ma solo a qualificazione ottenuta. Prima la festa e l'esultanza.
Ed i francesi a sbracciarsi e gli irlandesi a gridare al complotto. Eppure entrambe le nazioni sono alla testa del rugby europeo, probabilmente i tifosi si dividono tra le 2 passioni e magari qualcuno in gioventù ha praticato entrambi gli sport, ma l'atteggiamento di partenza è completamente diverso.
Ed allora è inutile che qualche fine intelletuale faccia prova di retorica nell'elogiare il rugby proletario (che ormai proletario non è più) contro i calciatori milionari perché se al posto dell'Irlanda ci fossimo stati noi non credo che lo sportivissimo pubblico di sabato a San Siro avrebbe applaudito sportivamente i vincitori come si è visto sabato.
Song of the day: Otis Taylor - Ten Milion Slaves (chi ha visto Nemico Pubblico?)
Marcello
Nel palaghiaccio avevo ai miei lati un giapponese con un cellulare che manco alla Nasa (ossia spaziale :D) e un paio di coppie torinesi con signore impelliciate e ori in bella mostra, era domenica pomeriggio.
Manco a dirlo gli italiani alla mia sinistra di hockey non ci capivano nulla, l'importante era essere all'evento conclusivo delle Olimpiadi. Un paio di volte ho anche spiegato loro le regole base senza le quali era davvero come vedere 12 energumeni emuli di Jason di Venerdì 13 con una mazza di legno in mano rincorrere (e rincorrersi) uno strano oggettino nero.
Guarda caso sono anche stati gli unici a scappare via al fischio finale senza nemmeno assistere alla cerimonia dell'oro, insomma non sono io che voglio fare lo snob, ma a questi della partita importava davvero poco.
Credo che simile tipo di pubblico ci sia stato sabato a San Siro per Italia - Nuova Zelanda.
Bellissima cornice non discuto, ma a quanti interessava più il contesto modaiolo e l'Haka dei Tutti Neri che la partita? E per carità ben vengano anche questi eventi se portano un pur minimo ritorno allo sport di base e del resto la stessa cosa succede con i mondiali di calcio e i grandi festival musicali, ma detto questo inizio ad averne le palle piene dei salmi su quanto sia bello il terzo tempo, il fairplay rugbistico e via confrontando con il calcio da gente che nemmeno sa chi ha giocato l'ultima finale tricolore.
Chiunque sia reale appassionato di uno sport (o più di uno ovviamente) sa che questo non si limita ad un sapiente ripetersi di gesti atletici, ma è un insieme di riti, odori, contraddizioni e regole non scritte. Sopratutto queste ultime è impossibile cambiarle perché insite nello spirito steso del gioco.
Chiedere ad un calciatore di auto annullarsi un gol o semplicemente ammettere un fallo è follia e i tifosi non lo capirebbero, non bisogna mica tornare indietro alla Maradoniana mano de dios, basta guardare un qualsiasi 90°minuto dei giorni nostri.
L'esempio perfetto è arrivato dopo soli 4 giorni: Francia - Irlanda, lo spareggio per i mondiali con il gol qualificazione francese nei supplementari e viziato da un evidente fallo di mano di Henry.
Certo l'ammissione è arrivata dopo, ma solo a qualificazione ottenuta. Prima la festa e l'esultanza.
Ed i francesi a sbracciarsi e gli irlandesi a gridare al complotto. Eppure entrambe le nazioni sono alla testa del rugby europeo, probabilmente i tifosi si dividono tra le 2 passioni e magari qualcuno in gioventù ha praticato entrambi gli sport, ma l'atteggiamento di partenza è completamente diverso.
Ed allora è inutile che qualche fine intelletuale faccia prova di retorica nell'elogiare il rugby proletario (che ormai proletario non è più) contro i calciatori milionari perché se al posto dell'Irlanda ci fossimo stati noi non credo che lo sportivissimo pubblico di sabato a San Siro avrebbe applaudito sportivamente i vincitori come si è visto sabato.
Song of the day: Otis Taylor - Ten Milion Slaves (chi ha visto Nemico Pubblico?)
Marcello
P.S. Iniziamo ad entrare in clima mondiale...




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