lunedì 8 febbraio 2010

Acidi & Yards

Al Super Bowl (e non Superbowl come titolano tutti i quotidiani italiani, ma vabbè...) ci arrivi solo se hai lavorato duro per tutto un anno e tutti i centimetri conquistati ogni maledetta domenica finiscono con il fare la differenza tra vittoria e sconfitta, frasi scontate (neanche mie se è per questo, ho un valido ghost writer :D), ma non meno vere ed una nottata all'anno da sacrificare agli Dei del Football è solo cosa buona e giusta sopratutto quando per una volta ti puoi godere la diretta Rai dopo aver speso tutta la stagione a cercare link per lo streaming online, che sarà anche pirata, ma ormai ha raggiunto una qualità e fluidità incredibile.

Se l'anno scorso riuscii a resistere fino allo show di metà partita, Springsteen noblesse oblige, scambiandomi indecenti sms con un amico (il quale per tempo mi ha annunciato il suo forfait, poveretto sta ancora leccando la bua che hanno fatto a quel vegliardo di Favre :P), quest'anno il tutto ha assunto contorni incredibili; ad Alice è bastata una botta imprevista di caldo per ritrovarsi a rincorrere il Bianconiglio, a me è stato sufficiente sintonizzarmi su Rai 2 e spararmi nelle cuffie acquario (perché capaci di isolarmi completamente da qualsiasi rumore esterno) la telecronaca dell'ottimo duo Valerio Iafrate- Roberto Gotta per sprofondare in un'intensa esperienza lisergica.

Fino alla fine del primo quarto tutto bene: il fly over dei caccia sull'ultima nota dell'inno nazionale mi meraviglia come da copione, una liturgia sempre uguale, ma incredibilmente perfetta tanto riesce ad assorbirmi ogni volta (una cerimonia sempre impeccabile e che mi lascia sempre esterefatto) e parziale di 10-0 per gli Indianapolis Colts padroni del gioco e con un Manning impeccabile, poi ha inizio il delirio.

Non so come, ma riesco ad acchiappare al volo il parziale di metà partita, 10-6 per i Colts, ma New Orleans sta piano piano rientrando in partita, e mi vedo squartato nel mio letto in una pozza di sangue e Grissom (!) che mi chiede se sto bene (ma pezzo di...non vedi che sono morto?).
Apro gli occhi per lo spavento e visualizzo gli Who che suonano Who are you? (la sigla di CSI per quei 2 o 3 che non lo sapessero) al centro dello stadio, questa volta non mi stavo immaginando nulla, youtubbare per credere ;-)

Provato, ma non abbattuto cerco di riacquistare le forze. Ricomincia la partita e, non so come, vedo un onside kick dei Saints, il che avviene per davvero, ma in maniera totalmente diversa da come la mia mente codifica le immagini e per qualche oscura ragione mi trovo catapultato nell'ultimo quarto a festeggiare una meta dei Saints che li porta a condurre per 56-51 (questi finisce che li gioco). Ho perfino un momento di dubbio sul punteggio, del tipo "ma come diavolo hanno fatto a fare tutti questi punti in così poco tempo" ma l'adrenalina della finale mi distoglie da ogni pensiero estraneo e quando sull'ultima azione della partita Manning lancia un suo ricevitore in touchdown la mia delusione è pari solo al numero di imprecazioni lanciate in aria; anche questa volta Oliver Stone e Al Pacino mi vengono in soccorso, una roba di questo tipo più o meno.

Allora riapro gli occhi, leggo 17-16 per Indianapolis Colts sul finire del terzo quarto e Roberto Gotta che sentenzia qualcosa del genere: New Orleans si accontenta di 3 punti, ma ora il suo attacco dopo lo scotto iniziale produce gioco con regolarità.
Leggo sulla sveglia che sono passate le tre e mi arrendo all'evidenza: mi tolgo le cuffie, spengo tutto e chiudo gli occhi per davvero.
Ah, il Super Bowl l'hanno vinto i Saints 31-17, Gotta ci aveva visto lunghissimo ;-)

Song of the day: Emiliana Torrini - Me an Armini

Marcello

P.S. Molti ricordi si devono a Cardinals-Packers di un mesetto fa e Redskins-Saints di regular season.

P.P.S. Ah, se volete capire per davvero come è andata la partita vi rimando al video qui sotto o agli highlights della NFL





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Un bel tacer non fu mai scritto

Solo un "Ballerini non balla più" sarebbe stato peggio, forse...


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lunedì 1 febbraio 2010

AVATARIZE YOURSELF

Ma non ci assomiglio proprio :(

venerdì 29 gennaio 2010

500 Days of Summer - 500 Giorni Insieme

Any resemblance to people living or dead is purely accidental ...Especially you, Jenny Beckman ... Bitch

Inizia così questa splendida commedia diretta dall'esordiente Mark Webb e prodotta dalla Fox SearchLight Pictures, divisione di cinema indipendente e/o non americano della più grande 20th Century Fox già famosa per Little Miss Sunshine e Juno, e rivelazione del Sundance Festival 2009. Il riferimento alla casa di produzione non è casuale e proprio con Juno sono tanti i punti in comune.

La storia racconta, attraverso continui salti avanti e indietro nel tempo, dell'incontro tra Summer Finn (da qui il gioco di parole del titolo originale, intraducibile in italiano) e Tom Hansen.
Nonostante quello che si può pensare è un film romantico, ma non eccessivamente zuccheroso, anzi addirittura cinico in alcuni passaggi e che riesce a non scadere mai nel lacrimevole grazie alla perfetta fusione tra colonna sonora ed immagini; la mano del video maker si vede tutta.
C'è però anche tanta ironia, una slendida scena degna di un musical ed un cast perfettamente assemblato a partire dai 2 protagonisti: Zooey Deschanel splendida con la sua aria stralunata i suoi enormi occhi azzurri a cui immagino sia davvero difficile resistere e Joseph Gordon Levitt perfetto nel ruolo del tenero e romantico sognatore ad occhi aperti, ma personalmente sono rimasto folgorato dalla sorellina di Tom, Rachel, sorprendentemente cinica e saggia e dalla lingua tagliente come un rasoio, la confidente ideale a cui chiedere un consiglio sentimentale. Non so perché, ma mi è tornata in mente Phoebe, la sorella del giovane Holden.

Credo sia impossibile non rivedersi almeno un poco in questa commedia, tanto semplice quanto complessa, dal ritmo incessante e perfettamente riuscita.
Una volta tanto la vittoria della storia e dei sentimenti nella tradizione della migliore tradizione Hollywoodiana troppo spesso trascurata dalle major.
In Italia è uscito a fine novembre, penso che sia ormai impossibile da trovare nelle sale, ma se il dvd dovesse uscire in tempo potrebbe essere ottimo per un cinema all'aperto d'estate... ;-)

Song of the day: Mumm-Ra - She's got you high

Marcello


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lunedì 25 gennaio 2010

Meglio Sabina

noi dobbiamo costruire un'alternativa alla destra che governa il paese ed unire le forze che ora sono all'opposizione e Vendola non appare in grado di farlo questo.
Massimo D'Alema intervistato da Fazio sabato 23 gennaio
Anche la più razionale delle strategie politiche non può essere calata dall'alto e non può essere attuata ignorando i sentimenti di rispetto e di affetto delle persone nei confronti di quei pochi politici che nel bene e nel male sono sintonizzati con il senso comune".
Michele Emiliano commentando il risultato delle primarie lunedi 25 gennaio

Senza pretenzioni politologiche (mi riesce molto meglio parlare di Schiavone vs Venus Williams di questa notte, se qualcuno è interessato faccia un fischio) basta saper leggere queste dichiarazioni per capire dove sta l'errore.

D'Alema dal 96 ad oggi è sempre stato nella cabina di regia del maggior partito del centrosinistra italiano ingurgitando sistematicamente altre formazioni: popolari, margherita, socialisti, cattolici e quant'altro.
Il risultato?
Alle politiche del 96 il PDS valeva il 21,11%, alle Europee 99 (era intanto sparita la P e rimasto DS) ci si era ridotti al 17,4% diventato 2 anni dopo 16,57%. Poi la svolta unitaria, un bel 31,27% (Uniti nell'Ulivo, l'embrione del PD) nel 2006 e rapidamente erososi al 26,13% delle Europee 2009.
Sono appena 5 punti in più del 96, ma dei tanti cespugli dell'Ulivo non è rimasto nulla, solo il ramoscello Vendola e la pianta grassa Di Pietro; per il resto sembra il deserto dei Tartari.

Oppure invece di tante parole basterebbe leggere come ha votato domenica Gallipoli, lo storico collegio elettorale di D'Alema dove passa le vacanze d'estate, ha seconda casa e barca: Boccia 204 voti, Vendola 684.

Sono passati 13 anni, i dirigenti sono sempre quelli, ma i voti sempre meno.
Va bene che uno ce prova, ma dovrebbe anche capire quando non è cosa la sua

Song of the day: Daniele Silvestri - Giro in Si

Marcello



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